L’ Interazione

Douglas Gattini. Copyright Reg. SIAE.

“Fate agli altri ciò che volete sia fatto a voi;
questa la legge e i profeti”

San Matteo (evangelista), VII, 12
(Interazione. Dal francese: interaction, azione reciproca di due fenomeni)

La prima preoccupazione che si ha quando si inizia a studiare Shiatsu è quella di doversi adoperare per diventare bravi esecutori della tecnica, in particolare della pressione. E’ senza dubbio una tematica di fondo che deve essere tenuta bene in considerazione sia da parte degli allievi che degli insegnanti nella prima fase dell’apprendimento. Imparare ad eseguire correttamente la tecnica con una metodologia che ci assicuri che tutte le componenti posturali e di appoggio sul ricevente siano effettuate a dovere è infatti il primo passo ineludibile che ci porterà ad avere gli strumenti per fare corretti ed efficaci interventi sul nostro ricevente. Superata questa prima fase, si prospetta una nuova lettura del fenomeno: ci sono delle basi minime che permettono di cominciare a rappresentare uno Shiatsu in cui il protagonista non è più solo l’operatore, ma è affiancato da un secondo personaggio che entra in scena, quello che rappresenta il motivo stesso per cui facciamo Shiatsu, la materia prima indispensabile senza la quale non esisterebbe affatto lo Shiatsuka. Diventa allora importante creare le condizioni perché la nostra azione non abbia più tanto lo scopo di soddisfare un nostro apprendimento, ma sia in grado invece anche di compiere un passo proprio nella direzione delle necessità di questo nuovo personaggio: il ricevente, nel rispetto delle sue capacità di accettazione dell’intervento. L’attenzione si sposta quindi dalla nostra azione, con le sue precise caratteristiche, anche e soprattutto alla reazione da parte del ricevente, perché sarà su questa che fonderemo il nostro lavoro di riequilibrio.

Azione-reazione, un principio questo, dunque, che ci fa capire che non siamo solo noi operatori a compiere l’azione pressoria, ma che durante il trattamento a fare Shiatsu siamo in due. E’ importante imparare ad effettuare correttamente le pressioni, ma è altrettanto importante essere in grado di fare emergere una precisa risposta da parte del ricevente, una risposta che deve essere utile, efficace e rappresentativa delle massime potenzialità dell’organismo del ricevente, perché sarà su queste che si creerà il nuovo equilibrio. La nostra azione, dunque, deve essere dunque di intensità opposta e proporzionale alle necessità del ricevente per rispondere con i suoi mezzi i suoi squilibri.

In termini meccanicistici Newton si rese conto di questo fenomeno, formulando la seconda legge della termodinamica: “Ad ogni azione corrisponde un’azione uguale e contraria”. Si riferiva a ciò che fa la natura per mantenere i fenomeni in equilibrio. Noi dobbiamo imitare questa legge naturale e trasferirla nella nostra pratica, in modo tale da portare l’organismo del nostro ricevente alla massima pulsazione energetica, mantenendolo allenato a conservare il suo equilibrio. Il trattamento Shiatsu è efficace e ha ottenuto dunque il suo scopo se abbiamo prodotto un risveglio delle energie che il ricevente ha a disposizione per reagire efficacemente agli eventi con cui continuamente è posto in relazione all’interno e all’esterno di se stesso.

Nella pratica Shiatsu l’interazione è dunque è un fenomeno particolare che si arriva a conoscere e ad attuare solo con l’esperienza. Si scopre allora che, nella ricerca della risposta più efficace alla nostra pressione, si finisce per perdere la cognizione di chi realmente agisce e di chi reagisce, un momento di magia incredibile dove i ruoli attivi e passivi si azzerano e l’interazione semplicemente accade.