Il Pieno e il Vuoto nello Shiatsu

Di Douglas Gattini. Copyright Reg. SIAE.

“Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji, ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen. Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare. Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. <E’ ricolma. Non ce n’entra più!>. <Come questa tazza,> disse Nan-in <tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?>.”      Storia Zen

(Pieno. Dal latino: plenus, che contiene quanto è capace di contenere. Vuoto. Dal latino: vacuus, che non contiene nulla dentro)

Il pieno ed il vuoto costituiscono un pilastro fondamentale nell’interpretazione del concetto energetico di salute e nella conseguente strategia di trattamento Shiatsu.

Come in tutte le forme di riequilibrio energetico, specie quelle cinesi, la carenza di energia o di una sostanza e il loro rispettivo accumulo eccessivo rappresentano l’evidente manifestazione di uno squilibrio in atto causa a sua volta di altri malesseri più superficiali che possono evidenziarsi in vari modi. Imparare a riconoscere quando un organo, un meridiano, una zona riflessa o la psiche del nostro ricevente sono in carenza o è in eccesso di energia è il primo obiettivo che devi perseguire in una strategia di Shiatsu. Devi dedicare molto tempo a questo argomento e al perfezionamento della pratica su queste due forme di riequilibrio, innanzitutto ricordando e facendo tesoro di ciò che ti hanno trasmesso i nostri insegnanti su questo argomento.

Se non hai ancora chiara la percezione di questi due stati energetici, non limitarti solo alla mera esecuzione di tecniche per la tonificazione e la dispersione in senso generico, ma cerca di inquadrare il fenomeno in una dimensione più ampia, realizzando una tua personale e particolare relazione pressoria verso i pieni e verso i vuoti del tuo ricevente, per riattivare in lui quel meccanismo intrinseco atto a ristabilire l’equilibrio che spontaneamente tende alla tonificazione dei vuoti e alla dispersione dei pieni.

Immagina di doverti relazionare ad una persona umile e povera che implora aiuto, oppure ad una che è piena di sé ed arrogante. Pensa a cosa fare perché il “vuoto” del primo abbia la possibilità di autorigenerarsi, e cosa offrire al secondo perché il “pieno” del suo ego faccia posto anche a te nella  creazione di un dialogo. Tieni presente che a volte bisogna anche saper fare la voce grossa perché l’arrogante arrivi all’autoconsapevolezza, così come nel caso contrario, in carenza energetica, a volte bisogna stuzzicare in maniera poco gentile come ultima chance per ricuperare la persona dal suo deficit. Prova a mettere in pratica con la pressione Shiatsu sul corpo del ricevente ciò che evinci dagli esempi appena indicati.

Il pieno e il vuoto sono anche una grande scuola per imparare ad interpretare le relazioni tra persone, e le possibili problematiche che nascono per gli squilibri in carenza e in eccesso delle loro personalità. Tutto ciò ti aiuterà ad essere più sensibile verso chi in modo o in un altro non chiede altro che di essere aiutato ad trovare armonia e benessere.

Impara dunque a relazionarti con i tuoi riceventi con i loro pieni e vuoti ai diversi livelli esistenziali.