Il Dialogo nello Shiatsu

Di Douglas Gattini. Copyright Reg. SIAE

“Colui che sa non parla, colui che parla non sa”
Lao-Tzu (filosofo cinese, VI-V secolo a.C.)

(Dal latino “dialogus”: colloquio, discorso alterno di due o più persone)

Quante parole inutili vengono dette, quanti discorsi sterili: quanto spreco di energia!. Molta gente sente il bisogno di parlare e parlare, solo per dimostrare di essere qualcuno con la forza della voce. Chi parla troppo annienta il suo Sé interiore, si preclude la possibilità di esprimere ciò che realmente è dentro e anche dell’interlocutore riconosce solo gli aspetti più grossolani ed esteriori.

Forse si potrebbe parlare meno e dialogare di più. Il dialogo può avvenire  infatti non solo con la parola, ma anche con il gesto, con lo sguardo, con il pensiero, con il tatto, col respiro, con l’energia. Allora la parola non pronunciata diventa bellissima, è la parola giusta al momento giusto, quella che nutre il corpo e l’anima, a volte anche severa ed autorevole, ma comunque sempre positiva, mai esagerata, mai banale, mai superficiale o volgare. Il saggio che accende la sua interiorità non parla, non perché vuole snobbare gli altri, ma perché comunica con diversi linguaggi e vive con tale intensità questa realtà, che non ha nemmeno il tempo di proferire tante parole.    Nello Shiatsu è molto importante tenere ben presente questi aspetti della comunicazione e rivolgersi soprattutto al dialogo sottile in particolare non verbale. Un trattamento Shiatsu dove predomina la chiacchiera grossolana, non può essere considerato un vero trattamento Shiatsu, la mente rimane agitata e impedisce alle energie dell’operatore e del ricevente di focalizzarsi nella consapevolezza interiore con un suo specifico linguaggio per dialogare.

E’ anche vero però che alcuni riceventi, specie alla prima seduta di Shiatsu, non conoscendo ancora le caratteristiche di questo trattamento, possono abbandonarsi alla chiacchiera facile. Alcuni riceventi in situazione di disagio psicologico sentono davvero il bisogno di parlarne e addirittura chi ha dei “rospi” da buttare fuori, può approfittare della seduta per liberarsene. Anche se ciò può essere un fatto positivo, dopo un eventuale sfogo iniziale della tensione mentale, è bene che tu riconduca sempre la situazione alla calma mentale, facendo emergere altri canali di dialogo.

Alcuni riceventi, anche se chiacchieroni di natura, spesso si rilassano in fretta e si abbandonano silenziosi alle prime pressioni, altri fanno più fatica e allora devi avere più pazienza e impostare un lavoro lento e monotono a palmi alterni. Per i casi più recidivi questo trattamento va eseguito sulla schiena, in posizione prona (e con il viso contro il cuscino!…).

Ti potrà anche capitare di trovare il ricevente chiacchierone di natura che si “adegua”, ma che soffre. Devi allora saper anche rompere i tuoi schemi e aiutarlo invitandolo a parlare. Ogni volta sarà la tua professionalità a farti individuare la soluzione giusta.