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VOLONTARIATO

01/09/2003
Daniela Vanin - Shiatsu in Groenlandia

 

  Shiatsu in Groenlandia

  di Daniela Vanin

 

Non devi comprendere la vita,

allora diventerà una festa.

E lascia che ogni giorno arrivi

come un bambino che cammina si lascia

regalare dei petali da ogni brezza.

 

(Per la mia festa – Rilke)

Dedicato ad Asser

 

 Per gli Innuit della Groenlandia, specie per i più giovani, l’impatto con il mondo moderno è duro. La difficoltà progettuale e la mancanza di risorse ambientali che la possano stimolare e sostenere, li induce a rivolgersi all’alcool. Ad Ammassalik, nella Groenlandia orientale, la Red House di Robert Peroni offre un riparo, cibo e sostegno, soprattutto per ragazzi adolescenti con problemi di depressione e alcolismo, che spesso li porta al suicidio.

Robert, dopo aver provato personalmente lo Shiatsu, ha lanciato l’idea di un progetto di avvicinamento, considerandolo strumento prezioso di benessere, di stimolo delle risorse e difese individuali. Mi ha così proposto un viaggio di conoscenza e verifica, preparandomi alle difficoltà che avrei incontrato, in quanto donna e bianca.

Questa relazione, lasciata in parte in forma narrativa e di dialogo per meglio rendere l’idea dell’ambiente, delle possibilità e difficoltà relazionali, è una sintesi del progetto iniziale e dell’esperienza vissuta, durata 2 settimane. Ho potuto in concreto avvicinare e fare Shiatsu con due donne Innuit, ed anche inaspettatamente riceverlo dalla prima.

PENSIERI E OBIETTIVI (prima della partenza)

Mi interessava sperimentare lo Shiatsu come modalità d’incontro delicata e rispettosa delle reciproche diversità. Un dialogo dolce con il corpo in un luogo dove l’uso di un linguaggio comune non è possibile e soprattutto il comportamento etico e relazionale è fortemente contrario a quello della nostra società. Il primo obiettivo di questa esperienza era così offrire uno stimolo alla condivisione e all’appartenenza alla propria cultura, in un confronto non invasivo, ma positivo e centrato sul benessere.

Il secondo obiettivo, a lunga scadenza e tutto da verificare sul campo, l’autosufficienza attraverso un metodo ripetibile, semplice ed efficace anche nelle prime tecniche di base. L’idea di partenza, che anche in breve tempo, l’apprendere una tecnica pratica socializzante possa gettare, perché no? …, un piccolo seme per favorire positivi lenti miglioramenti nel tempo a livello fisico, psicologico e di relazione.

 L’AMBIENTE

… Nel mare in basso si vedono arrivare i primi grandi pezzi di ghiaccio, e in vista Kulusuk, costa orientale della Groenlandia, 321 abitanti. Si atterra col piccolo aereo sulla pista di terra ghiacciata. Già nella sala d’aspetto si entra in un altro mondo, odore forte di pesce, una enorme pelle di orso bianco appesa, qualche esquimese dagli occhi a mandorla, un ubriaco con la testa ciondoloni sul tavolo. Le donne mi guardano curiose, gli uomini sembrano indifferenti. R. parla la loro lingua, io mi limito a qualche sorriso, perchè nessuno parla inglese. L’elicottero ci porterà ad Ammassalik, mille abitanti circa, situata in un fiordo che quest’anno ospita un enorme iceberg, e circondata da montagne. Stradine di terra ghiacciata in forte pendenza (rischio di scivolare continuamente, finchè cado, mi faccio male, e mi chiedo come cavolo fa la gente a muoversi così sicura), poche persone intabarrate in circolazione, centinaia di cani da slitta legati attorno a casette colorate di legno. Da qualche anno un asilo, una scuola, un piccolo ospedale, due uffici (postale e filatelico), un museo per i turisti. Il porticciolo. Due piccoli negozi di alimentari.

… Fa freddo, ci sono due foche morte davanti ad una casa. Due donne cominciano a scuoiarle con un coltello a mezzaluna, le mani nude affondate nel sangue che colora di rosso vivo la terra ghiacciata tutt’intorno. I cani ululano e guaiscono, eccitati dall’odore e dal fatto che qualcosa da mangiare sta di certo arrivando. Gli ululati rimbalzano spesso da una parte all’altra del piccolo paese.

… Oggi è arrivata l’ultima nave dalla Danimarca con le merci per l’inverno. Tra qualche giorno ripartirà all’alba salutata da colpi di fucile. Per tutti i lunghi mesi invernali e primaverili, qui si potrà arrivare solo con l’elicottero. La gente si muoverà sulla neve con i cani da slitta disposti a ventaglio, pochissimi con la motoslitta…

… Camminando intorno al fiordo non incontro mai nessuno. Occorre attraversare torrenti larghi e ghiacciati, perdo un sacco di tempo nel trovare il punto giusto per saltare. Bellissimi i colori del sole sul ghiaccio, muschio morbido sotto i piedi, granito da sdraiarsi per catturare un po’ di calore. Camminare per ore, in solitaria, in questi spazi desolati e insieme così maestosi, mi offre una dimensione di grande silenzio fuori e interiore, una dimensione armoniosa. C’è la gioia di esistere, semplicemente. La vista dall’alto sul mare toglie il fiato. Ghiacciai brillano in lontananza. C’è tanta tantissima luce. … la luce polare! Una striscia bianco-latte e verde-smeraldo, che prende buona parte della volta celeste, in continuo movimento, fantastica, velocissima …

… Oggi fuori fa caldo, sono appena 2 gradi sotto, roba da girare in felpa. Ci si abitua velocemente alle temperature … . compro pane fresco e un dolce. Stanno scuoiando una grande foca al porto. Mentre guardo tutto quel sangue scorrere, mi accorgo che sto gustando il dolce fragrante senza problemi. Ci si può abituare davvero in fretta a tante cose….

 COME COMUNICARE …

Quasi tutti sono analfabeti e oltre alla lingua nativa nessuno parla inglese, qualcuno il danese. Ma in casa, per passare il tempo nel lungo inverno, si gioca a carte. A me non è mai piaciuto, ma va a finire che lo imparerò e ci giocherò tutte le sere per ore, appassionandomi pure, tenendo vicino carta e penna per scrivere subito vocaboli nuovi che mi faccio spiegare a gesti e disegni. In questo modo riuscirò ad imparare una cinquantina di parole "di sopravvivenza". E’ bello e dolce il suono di questa lingua, ma non è facile pronunciarla. R. racconta che più a nord, vive un popolo che parla usando lo stomaco, e ne escono suoni gutturali, bellissimi e molto profondi.

 QUOTIDIANITA’

Fino al 1930, solo settant’anni fa, questa gente abitava nuda sotto terra, cinque persone stavano in un metro e mezzo per un metro. Uno sopra l’altro. Gli uomini avevano più mogli. Lo sciamano assicurava il contatto con gli Spiriti, e i tamburi rituali venivano fatti con lo stomaco dell’orso polare, o di altri animali marini.

Qui la povertà non è un problema. Non hanno niente. Tutte le cose di ognuno stanno in una borsa … gli uomini vanno a caccia a tutte le ore, con fucile e reti da pesca, a 45 anni sono già vecchi. Si ammalano di infiammazioni polmonari e artriti. Non c’è l’acqua in casa … la portano su con le taniche. E hanno un recipiente per i bisogni. Qui non c’è nessuno che tagli i capelli, che faccia il falegname, il sarto, il dentista. … bevono, e il suicidio adesso è molto frequente per un insieme di cose, un senso di inferiorità nel confronto, un non essere capaci di fare le cose. Soprattutto non c’è la fierezza che hanno altri popoli indigeni. Manca l’aggressività. E questo è il problema più grosso.

… Fino a quindici anni fa, si mangiava solo quello che si riusciva a cacciare e pescare. Così l’arrivo di altre merci e di un forno per il pane sono state vere rivoluzioni. Ma purtroppo adesso i giovani mangiano di continuo un sacco di porcherie, dolci, gelati con la glassa, ghiaccioli, patatine, caramelle, hanno lattine di bibite gassate e birra in mano a tutte le ore. Non c’è lavoro, e tutto è molto caro.

… I bambini sono coccolati, rispettati e hanno spazio per crescere e maturare liberi, sono indipendenti. Non vengono educati come nella nostra cultura, dove il rapporto madre-figlio è spesso portato all’eccesso e le nostre madri dicono –Mio figlio– con possessività fino a 40 anni, e oltre. Qui non esiste questo concetto. Mio, tuo, non esiste nella lingua, non esiste dire mia moglie, mio figlio, mio marito. C’è la moglie, il figlio, il marito …

… Non trasformano la vita in un percorso programmato, non hanno recinti mentali. Non esistono concetti astratti, nè la parola futuro. Per strada sento dire spesso "Uppaa" (Forse), secondo il loro sentire e vivere come un viaggio naturalmente imprevedibile.

… Ti toccano dappertutto, vogliono vedere come sei fatto, se hai peli o no, continuano a toccarti, sono come cuccioli …

… A cena vengono a trovarci due bambini, tra i più poveri del paese. Il più piccolo, cinque/sei anni, mi siede vicino e dopo avermi un po’ guardata comincia a toccarmi dappertutto. Lascio che mi tocchi dove vuole, faccio finta di niente e gli taglio il cibo nel piatto, lui si vergogna ma finalmente mette in bocca. – Ha perso la mamma in primavera, si è suicidata. Il padre è sempre ubriaco.-

…Vedo il cacciatore Tobias che sta scuoiando una foca. Riesco finalmente a dire qualche parola nella sua lingua. Ci si "annusa" a vicenda. Chiedo se mi posso sedere vicino a guardare, e acconsente con un cenno. E’ un lavoro faticoso, l’animale molto pesante. Col coltello a mezzaluna sta togliendo tutto il grasso, che andrà buttato via, dato che neanche i cani lo apprezzano. La pelle servirà invece per rivestire il kajak, indispensabile per andare a caccia l’inverno, e il cui telaio in legno è già pronto. Saranno necessarie tre pelli di foca, e sarà un lavoro importantissimo che faranno, come tradizione, le donne della famiglia.

… Le donne i primi giorni erano perplesse e schive, ma adesso quando ci incontriamo e sorrido rallentano il passo. Ormai avranno capito che non sono una turista, non è il periodo, e probabilmente si staranno chiedendo cosa faccio qui…

… E’ notte fonda, ma ci sono molte luci accese nelle case, perché il tempo è diviso in estate-inverno, il notte-giorno non esiste. Dormono quando hanno sonno, e non è importante se lavori di notte. Da poco tutto questo sta cambiando, perché qualcuno ha un lavoro, per qualcuno c’è la scuola, ci sono orari da rispettare. … …Anche i cani sono diversi. Se manchi da casa per qualche settimana, al ritorno il tuo devi addomesticarlo di nuovo.

 SPIRITUALITA’…

…Oggi voglio andare nella nuova chiesa protestante, forse riuscirò a incontrare più persone, e ho fortuna, c’è un battesimo… Mi chiedo se lo sciamanesimo continui ancora nel cuore di questa gente, nonostante la recente "imposizione" di una religione, e se qualcuno compia ancora riti e preghiere per gli Spiriti. Mi chiedo come possa essere, per i più vecchi, sentirsi privati spiritualmente e come possano conciliare l’antico contatto con il soprannaturale e il magico con i nuovi dogmi, le nuove tradizioni. E penso sia difficile subire tutto questo senza perdere le proprie radici…

 LO SHIATSU…

… R. vede la mia impazienza di cominciare a fare Shiatsu: -Ci vuole tempo, vai, conosci, devi trovare il filo, devi sentire se puoi amare questa gente, allora è possibile. Non devi avere fretta. Qui è tutto diverso e molto più umano, imprevedibile. Non funziona come da noi, che decidi oggi di fare qualcosa per domani e domani lo fai. E’ già tanto che sei qui. Tu hai comunicativa, e già questo è eccezionale. La gente ti vede, ti conosce, capisce che non sei una turista. Poi, ci vuole il tempo giusto (gennaio-febbraio). Adesso sono in pausa, si riposano, non c’è lavoro. Più avanti, in inverno, usciranno per andare a caccia, e sarà più facile. In primavera, se qualcuno non ha cacciato a sufficienza, pensa di essere solo un peso per gli altri, e si spara.- Ha ragione lui. Qui, nelle lunghe giornate silenziose, dove in apparenza non accade niente, comincerò a riconoscere la tendenza di voler sempre "fare", imparerò a stare ferma, a lasciare che le cose accadano.

… sorpresa! Finalmente arriva in casa una donna! Ena è arrivata qui da lontano con l’elicottero per farsi visitare all’ospedale il braccio dopo una caduta. Le hanno fatto una fasciatura di carta, perfettamente inutile, fermata con un pezzetto minuscolo di adesivo che già si stacca. R. le propone di fermarsi per la notte. A cominciare dal viso, che si apre spesso in bellissimi sorrisi, è tutta larga e rotonda.E’ socievole, ed ha voglia di fare amicizia. Parliamo con quel po’ di groenlandese che ho imparato, e a gesti e disegni. Ci avviciniamo e capita che le massaggio la schiena da seduta e poi i piedi per una mezzora. Quando arriva R., Ena gli dice di sentire che, massaggiandole i piedi, io sto "facendo qualcosa anche al suo corpo". Riesce a sentire quello che a noi spesso occorre anni per ri-sentire, ed è naturalmente a contatto con le sensazioni più sottili del suo corpo. Quando smetto, lei vuole subito contraccambiare sui miei piedi. E’ gentile, efficace, e alterna pressioni morbide a carezze. Ci sorridiamo. Dopo un po’ mi chiede di insegnarle qualcosa. Non mi sembra vero. E così, finisce che ci massaggiamo i piedi a vicenda, a specchio, ancora per un’altra mezz’oretta. La sensazione di contatto intimo e di benessere aumenta. Alla fine, su un pezzo di carta traccio la pianta di un piede e sopra ci disegno alcuni organi di riflesso, spiegandomi a gesti e toccando prima il piede, poi il corpo. Continua a sussurrare domande, che ovviamente con la cinquantina di parole che ho imparato non capisco, ma in qualche modo sento che, al di là delle parole, il suo sentirsi curiosa si placa nel contatto tra di noi. Le propongo uno shiatsu, mostrandole alcune fotografie della rivista che ho portato, "Shiatsu news". Accetta con entusiasmo. Vado a prendere alcune coperte, lo spazio nel salottino è poco, ma spostiamo tutto quello che è possibile. E facciamo Shiatsu. Qui l’acqua in casa non c’è, non ci sono gabinetti, si va all’antica come i nostri bisnonni, con un vaso comune svuotato in un recipiente chiuso posizionato all’esterno. Le donne non hanno l’abitudine a creme, profumi, deodoranti. Ma l’odore del suo corpo è delicato. Metto le mani sul suo addome. Qui non c’è l’ossessione della pancia piatta, la sua è morbida, non ha contratture, lei respira liberamente e ampiamente. L’energia di Stomaco è calda, pulita. Passeggiata, stiramenti dolci e le tratto Acqua e Legno, i meridiani di Fegato, Milza e VB sulle gambe. Alla fine, dopo qualche minuto di silenzio, Ena apre gli occhi con un sospiro. –Tawa?- (Basta?). Annuisco sorridendo. La sua energia mi è piaciuta molto, per me è stata una danza insieme, una gioia. Mi sento commossa. Ci siamo affidate l’una all’altra.

-Percheraà!- (Bello!), dice con un sospiro. Mi fa capire che vuole contraccambiare. Così metto alcuni cuscini al mio posto (-Uanga! -, cioè - Io! ), e le faccio vedere come "passeggiare" su di me, come muovere il corpo, le ginocchia per bilanciarsi. Mi sdraio. E’ un po’ pesante, ma lo fa con tanta dedizione, attenzione e tenerezza che non mi sento di dire nulla. –Aingidaà! -(Va bene!). Ancora a terra ci abbracciamo. –Guiena!- (Grazie!). E ci facciamo un te’ profumato alla vaniglia.

 Esperienza molto diversa, la seconda. Chiedo a R. di proporre al cacciatore Tobias di poter fare Shiatsu con la moglie, anche se R. dice che è donna difficile, non le va mai bene niente. Così arriva Selba. E’ massiccia, ha un collo da cavallo. Lo sguardo diffidente, quasi arrogante, chiusa. Chissà cosa pensa di me, non cerca di comunicare, forse pensa non si possa. O forse ha deciso per lei il marito, col quale è in lite, chissà. Sto pensando di lasciar perdere, per non forzare nulla. Ma durante il tè, sorridendo le faccio vedere le immagini di "Shiatsu news". Con mia sorpresa, Selba si sdraia sul pavimento. Così capita che ci sistemiamo per fare Shiatsu, per tre quarti d’ora. Ha un’energia da dura, MC teso, M pulsante, S dito del piede e meridiano contratto, VU vuota in basso. Dopo un palmare di incontro, vado un po’ di gomito. Selba resta vigile e rigida. Si lamenterà con R. che ci si mette troppo e che pensava fosse più "forte". Tuttavia sulla porta sembra addolcirsi, mi bisbiglia all’orecchio un – Guiena! - (Grazie!) e scappa via veloce.

 RIFLESSIONI…

… Di notte mi sveglio pensando al loro modo di percepire lo spazio e l’intimità. Se voglio entrare in casa di qualcuno, busso e aspetto mi si dica avanti. Anche lo Shiatsu è così, mi appoggio, ascolto la risposta, e dopo, entro. Ma qui tutto ciò non esiste. E non è una mancanza, è solo diverso. Lo spazio è sempre stato condiviso. In inverno, con le temperature polari, sono in quindici in uno spazio come il salottino della Red House, tre metri per quattro. E’ normale. Così non esiste il confine corporeo che invece sento io. Il modo in cui mi toccano, è normale. E’ stupido il contrario. Come faccio a spiegare che per me non lo è? E io come posso condividere il loro sentire senza sentirmi a disagio e invasa? Come fanno presto a cambiare le certezze a cui si è abituati.

… Questa gente è diretta. Senza maschere, finzioni. E in fondo, questo è il desiderio che tutti noi custodiamo in fondo all’anima, quello di poterci mostrare per quello che siamo, di poterci aprire completamente senza il timore di venire feriti, e senza dover fare niente di speciale. Mi vengono in mente i sordi, quando comunicano tra di loro. Anche per i sordi è così, non c’è spazio per i giri di parole, sarebbe assurdo, si va subito al cuore. Certo. Ecco com’è. Semplice. Solo che abbiamo tempi infiniti di culture profondamente diverse, e adesso questo crea una separazione di anni luce. Attraverso lo Shiatsu, per pochi attimi, mi è sembrato possibile incontrarci.

 

 

 

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